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02. Onore a Massimo Osti

Nato a Bologna a metà degli anni Quaranta e scomparso nel 2005, Massimo Osti è per me il rivoluzionario nel campo della moda e allo stesso tempo l’inventore di tantissimi nuovi tessuti lavaggi e brand come C.P. Company e Stone Island.

SPERIMENTAZIONE

Nei primi anni ’70 si affacciò nel mondo dell’abbigliamento disegnando una linea di magliette con stampe, servendosi di metodi allora usati solo per la stampa su carta, come la quadricromia e la serigrafia.

In seguito al successo di questa prima collezione di T-shirt, accettò la proposta di disegnare una collezione completa per uomo e diventare socio dell’azienda produttrice che, per volontà dello stesso Osti, venne chiamata Chester Perry, (in seguito C.P. Company) .

Con C.P. Company Osti gettò le basi della sua filosofia creativa interamente improntata sulla sperimentazione. La sua prima idea di grande impatto fu la lavorazione del cosiddetto “tinto in capo“,  si fu proprio lui ad inventare questa tecnica che rivoluzionò il settore.

La tintura in capo è la denominazione di un processo introdotto come scritto precedentemente da Massimo Osti per C.P. Company all’inizio degli anni ‘70. In base a questa tecnica, un indumento, in genere realizzato in tessuto bianco o grezzo non colorato, viene tinto nella fase finale del processo di produzione, cioè quando è realizzato toalmente. Tale tecnica si differenzia dal metodo convenzionale che prevede la tintura del tessuto ancora prima di essere tagliato.
Tale processo, produce una profondità e un’intensità cromatiche impossibili da ottenere con tessuti pre-tinti. A ciò si aggiunge una valorizzazione delle caratteristiche materiali del tessuto.
Di seguito il video dove vi portiamo all’ interno dell’ azienda di C.P. Company la quale spiega e vi farà vedere com’è il procedimento del tinto in capo.

1979

Nel 1979 Massimo Osti trasformò il piumino di nylon degli alpinisti in una giacca urban. Il piumino diventò un’alternativa insostituibile al cappotto di lana che, fino agli anni ‘70, era lo stile di giacca invernale dominante nelle città italiane.
Il punto di partenza di C.P. Company per la trasformazione fu la sostituzione del nylon.
Il successo di quest’innovazione fu tale che accanto al deposito dell’azienda, in Crevalcore (Bologna), venne rapidamente installata una cupola geodetica gonfiabile che inserì un segno di modernità nelle campagne emiliane. La cupola aveva lo scopo di conservare migliaia di giacche voluminose in attesa di essere spedite.

La continua ricerca su finissaggi e materiali portò nel 1982, alla nascita della nuova linea Stone Island.

Le quote della CP Company acquisite dalla Italiana Manifatture vennero cedute al Gruppo Finanziario Tessile di Torino. Massimo Osti rimase Presidente dell’azienda e con la sua équipe si dedicò interamente al prodotto e alle strategie comunicative.

Inaugura una tendenza che nel settore verrà poi seguita da molti, divenne editore del C.P. Magazine, un giornale-catalogo venduto nelle edicole in formato extra large che racchiudeva le immagini fotografiche di tutti i capi delle varie collezioni CP Company. La tiratura arrivò a superare le 50.000 copie confermando l’efficacia di quest’inusuale veicolo pubblicitario.

E’ la prima volta dove Massimo Osti che aveva nel suo archivio di articoli d’abbigliamento, un cappuccio protettivo che indossavano le forze di difesa civile giapponese, simile a un passamontagna, con una chiusura anteriore con zip e due lenti cucite nel tessuto al livello degli occhi inserì in una giacca di C.P. Company, da qui gli occhiali diventarono uno dei simboli di riconoscimento di C.P. Company oltre ad offrire protezione in caso di pioggia avendo già il tessuto interamente impermeabile.

Massimo Osti nel 2005 si arrese a una brutta malattia. Aveva tre figli, Teresa Agata e Lorenzo.

Il figlio del fondatore, Lorenzo, è entrato a far parte dell’azienda esattamente 10 anni dopo la scomparsa di suo papà, nel 2015, come Marketing Director, è stato nel  2019 promosso a presidente del marchio C.P. Company, per il quale negli anni anni ha contribuito a migliorare in modo significativo il riconoscimento del marchio, definendo una nuova strategia di comunicazione sia sul lato fisico che digitale”.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un brand per essere esposto da Duke?

L’eredità dei suoi intensi 30 anni di lavoro sopravvive oggi in un archivio tessile, il Massimo Osti Archive sito a Bologna, composto da più di 50.000 campioni di tessuti, provenienti da circa 300 fornitori tessili e laboratori di finissaggi internazionali, e da 5.000 capi di abbigliamento.

Invenzioni di Massimo Osti

  • 1970: Quadricromie su tessuto
  • 1979: Il tinto in capo
  • 1987: Lana smerigliata
  • 1987: Rubber Flax e Rubber Wool
  • 1991: Ice Jacket
  • 1992: Micro
  • 1993: Termojoint
  • 1995: Tecnowool

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